L’esperienza ottimale o flow – guest post

In occasione della giornata mondiale della lentezza che ricorre il 27 febbraio, ospito un articolo scritto da mio marito Alberto su quello che gli inglesi chiamano flow, il flusso, e che in italiano possiamo tradurre come esperienza ottimale. La parola è usata per descrivere uno stato di coscienza in cui si è chiamati ad attivare tutte proprie risorse di attenzione su un’attività, tanto da perdere la cognizione del tempo. Quando lavoro a uncinetto e la casa è silenziosa, mi capita spesso di vivere questa condizione in cui si è immersi nel presente e concentrati solo su quello che si sta facendo, ma senza sforzo cognitivo o fisico, semplicemente con piacere. Non sono un’esperta yoga, ma credo che l’esperienza ottimale si avvicini molto alla meditazione, in cui bisogna focalizzarsi su qualcosa ed essere presenti a se stessi. Posso solo affermare che lavorare a uncinetto su di me ha un effetto calmante e rilassante che è molto piacevole, specialmente dopo una giornata di lavoro a continuo contatto con le persone. A quanto pare anche mio marito, che ogni tanto mi fa compagnia sul divano mentre uncinetto, ha colto qualcosa di particolare, per cui vi lascio con le sue riflessioni e sensazioni.

 

Esperienza ottimaleFlusso

Perché ci “perdiamo” nelle attività che ci piacciono?

A volte quando dedico tutta la mia attenzione ad una attività, mi trovo alla fine a pensare “ma il tempo scorre più velocemente”?

Questo genere di pensieri nasce sempre quando faccio qualcosa che mi appassiona, da solo e che non ha bisogno di altre persone: scrivere, guardare un film, giocare a dei videogame (uno su tutti si chiama proprio Flow), a volte persino al lavoro!

Incuriosito da questo strano effetto, ho cercato su internet ed ho trovato una dettagliata spiegazione su Wikipedia: il flusso è uno stato di coscienza tale per cui una persona è completamente immersa in un’attività! Proprio quello che ho sperimentato tante volte anch’io e penso molte altre persone come me. Curiosando nella voce di Wikipedia ho trovato che questa esperienza travalica l’aspetto personale, andando sullo spirituale e perfino ad esperienze di flusso di gruppo.

Mi sono chiesto, è possibile essere influenzati positivamente da chi sta facendo questa esperienza di coscienza? Sicuramente non da chi è totalmente assorto, talmente tanto da non riuscire a rispondere neppure alle più basilari domande “Cosa vuoi da cena? Ma mi ascolti?” Esistono delle attività a metà di questo flusso di coscienza?

Io penso che una di queste sia lavorare con l’uncinetto!

Mia moglie quando lavora con l’uncinetto è presente, calma, assorta quanto basta in questa attività da irradiare una sorta di “tranquillità” che penso faccia bene a chi le sta intorno, primo tra tutti a me stesso, ma è abbastanza “libera” da poter sostenere una conversazione semplice. Ritengo questo mix molto interessante perché permette a chi lavora di portare avanti la sua passione e a chi sta intorno di ricevere beneficio dall’attività che fa l’altro, sotto forma di tranquillità, scandita dallo “sferruzzamento” di sottofondo, che con una cadenza ritmica, placa i nervi.

E voi avete mai sperimentato una simile esperienza?

Esperienza ottimale grazie

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